E se una sola danza potesse contenere una folla intera di corpi? Questa è l'idea alla base di questo assolo di Zoé Lakhnati, che riunisce figure di epoche lontane e della cultura pop contemporanea. Coreografa dall'inizio degli anni 2020, dopo aver ballato con Mette Ingvartsen, Mathilde Monnier e Némo Flouret, costruisce i suoi pezzi accumulando e scontrando ogni sorta di immagini. Per This is la mort (2024), ha attinto dall'Atlante Mnemosyne di Aby Warburg, un'enorme collezione di immagini non correlate i cui abbinamenti sorprendenti creano nuovi significati.
Con umorismo e sfacciataggine, lo spettacolo evoca eroi e figure gloriose solo per farli crollare. "Ci intrappolano tanto quanto ci ispirano," spiega la coreografa. "Volevo farli morire davanti ai nostri occhi." Inizialmente rinchiusa nell'armatura vistosa di un cavaliere medievale, la ballerina si muove poi attraverso un costume dopo l'altro, carichi di significato — un corpo da culturista, paillettes — rovesciando i loro cliché. Il risultato è un assolo esplosivo e inventivo con rapidi cambi di scena, e una riflessione gioiosa sulla vanità di tutta l'esistenza.